Brivio (Lc)

14 ottobre 2018

Brivio è casa. Ma non per volontà individuale, bensì per le circostanze della vita. Certo, mamma è nata qui. E suppongo che la scelta sia stata agevolata da questo aspetto. Seguono frotte di parenti, amici e conoscenti. Suoi, ben inteso. Io mi sono fatto le ossa a partire dai 15 anni, in quell'età in cui guardi il mondo con l'intenzione di piegarlo ai tuoi voleri. Invece scopri che è la vita a piegarti e a rifilarti qualche ceffone. Ti adatti ma non assapori appieno i piaceri, quantunque si riconoscano. Crescendo ti porti appresso quella punta di amarezza mitigata dalla consapevolezza.

A Brivio ho giocato spesso sul campo di basket dell'oratorio. Ricordo le partite infinite, senza avvertire la stanchezza, almeno fino al calare del buio. Ricordo le pedalate lungo il corso dell'Adda. Si, siamo in pieno parco, a contatto di acqua e natura rigogliosa. Si incontra il traghetto di Leonardo a Imbersago, che sfrutta le correnti per collegare la provincia di Lecco e quella di Bergamo, il ponte di San Michele, oggi chiuso per lavori e usato anni fa per il bangee-jumping. Più avanti le dighe vinciane, studi di idrodinamica del grande genio, ruderi, centrali elettriche, oasi naturalistiche. Mi sono scoperto piccolo naturalista a contare anatre e cigni.

La festa del paese, religiosa e pagana, la terza domenica di settembre, richiama numerosi visitatori: le giostre, le bancarelle e soprattutto lo spettacolo pirotecnico in notturna, con i fuochi a pelo d'acqua e le fontane di luce sul ponte.

Ancora oggi mi piace passeggiare lungo l'alzaia, in quelle fredde ma assolate giornate di inverno. Sul fiume, specie di primo mattino, si deposita la nebbia e carica l'atmosfera di magia. Negli ultimi anni tra il vecchio castello e la casa natale di Cesare Cantù, scrittore ed esponente del Risorgimento, sono nati piccoli locali e punti di ritrovo che allietano i visitatori.

Ricordo che da ragazzo il punto di ritrovo era "la stanga", ossia la ringhiera lungo il corso del fiume. L'intento era quello di osservare i passanti e aspettare lo struscio delle ragazze.

Nel frattempo il paese è cresciuto. Il numero degli abitanti è praticamente raddoppiato. Si è costruito molto e altrettanto si è rinnovato. Ma la parte storica e paesaggistica del borgo è ancora lì, in tutto il suo splendore. Sarà per questo motivo che anche il FAI è approdato in questi lidi. L'occasione è ghiotta anche per i residenti perchè le aperture interessano luoghi normalmente inaccessibili, che si tratti di proprietà privata o pubblica.

Questa mattina non si fatica a trovare parcheggio. Nella zona del campo sportivo, vicinissima al fiume, è sorta un'area di sosta a pagamento.

La chiesa di San Leonardo è all'ingresso del centro. E' stata chiusa per anni e recentemente ristrutturata. Si entra con la guida. Ad ascoltare il suo racconto siamo solo in quattro. Eppure non è presto, sono già le 10 del mattino. Un'occasione persa per imparare qualcosa di nuovo.

Il materiale documentale sull'edificio è davvero scarso e ricostruirne la storia è molto difficoltoso. Le origini risalgono al X secolo. Si sa che è stata luogo di passaggio di viaggi pastorali. Qui ha sostato anche il cardinal Federigo Borromeo, che ha personalmente aperto i cordoni della borsa per interventi di manutenzione e conservazione. La chiesetta, essendo allora in aperta campagna, era usata pure come dimora per gli animali. All'interno si segnalano un affresco, Madonna delle Grazie, di scuola leonardesca, e una scultura lignea, sotto teca, portata per l'occasione. Il piano superiore è destinato al coro ma non è accessibile. La visita dura circa un quarto d'ora. I volontari FAI chiedono, anche con un certo vigore, un'offerta minima di tre euro per ogni ingresso.

Quattro passi verso il fiume ed ecco il castello. Questa volta si entra a gruppi di dieci. L'attesa è comunque ridotta. In cima alle scale ci attende la guida. La visita dura circa venti minuti. La struttura ha due livelli più elevati e in antrambi i casi ottimi punti di osservazione all'aperto. Il sole scalda la pelle e si apprezza ancor di più la natura circostante, con quell'accenno di autunno che la caratterizza.

Il castello ha pianta quadrata e origine romana. Dal 1400 è divenuto baluardo difensivo ed  è stato teatro di scontri armati. In epoca recente una parte fu adibita a filanda. Oggi è parzialmente abitato e solo le torri sono esplorabili, anche se il loro interno non è sfruttato. Il pozzo non è stato ancora ispezionato.

Durante gli scavi del 1888 fu portata alla luce una capsella, un piccolo reliquiario in argento cesellato risalente al V secolo d.C.. Oggi fa bella mostra di sè al museo del Louvre a Parigi.

Il nome del paese sembra derivare dal celtico "briva" che significa ponte. Pare infatti che in tempi lontani Brivio si stendesse lungo entrambe le sponde del fiume.

In centro si trova la residenza privata Villa. Ingresso riservato ai soli soci. Va' bene, io lo sono. Quindi la visita continua. Ho sempre visto questo cancello di metallo dall'esterno ma non sapevo che la proprietà fosse delimitata in parte dalle mura del castello. Ci sono passato davanti dozzine di volte e mai mi sarei aspettato quanto trovato. Il padrone di casa, già industriale della zona, ha messo a frutto la propria ricchezza con una sontuosa residenza, un piccolo e curato giardino con annessa piscina, una dependance per gli ospiti e lo svago.

Il proprietario si dimostra interessato e attento a storia e cultura. Nella dependance si notano alcuni degli acquisti effettuati in una vita.

Durante gli scavi per la realizzazione di una piscina e sistemazione del giardino emergono reperti romani, tra cui anfore e colonne di un tempio dedicato alla triade. Con un certo buon gusto non finiscono in qualche cantina ma si integrano con l'ambiente. La guida, un'archeologa attempata e affabulatrice, spiritosa e ironica, non lesina dettagli nel suo racconto. La visita dura circa venti minuti. Ma ne vale la pena.

Brivio è senza dubbio un paese a vocazione turistica. Non so se ha impressionato. Per ulteriori informazioni consiglio una rapida lettura al sito web http://lombardia.cosavedere.net/brivio/