Ci troviamo a circa 40 Km da Torino. Vi arrivo dopo aver percorso l'autostrada Milano-Torino e due tangenziali torinesi. L'A4, a cantieri chiusi e lavori ultimati, è percorso agevole. Nel tratto lombardo, zona Expo, ci sono addirittura 4 corsie. Ritengo però eccessivo il costo del pedaggio. Sulla tratta Milano Ghisolfa-Torino ben 17 euro.
Umberto Eco disse di essersi ispirato per ambientare il proprio romanzo, Il nome della rosa, alla Sacra di San Michele, abbazia isolata a 900 metri d'altezza, imponente nella sua presenza. Posso solo immaginare lo spettacolo che desta in una giornata invernale, con la nebbia che l'avvolge, e il dominio sulla Val Susa.
E' domenica, giorno di messa. Si lotta per il parcheggio a pagamento ma i vigili urbani sorvegliano e regolano il traffico. La strada continua a salire fino ai 1000 metri del colle Braida.
Per giungere alla meta si attraversa a piedi un tratto di bosco.
L'abbazia benedettina appare in tutta la propria maestosità. Le origini risalgono al X secolo. La benevolenza di casa Savoia, i successivi interventi di ripristino, l'insediamento dei frati rosminiani, la cura e il rispetto dell'ambiente, l'integrazione tra vecchio e nuovo la rendono meta piacevole.
La statua del santo accoglie i visitatori accanto al portale di ingresso. E la sua spada è pronta per essere brandita contro i nemici del cielo.
Per accedere alla chiesa si sale un ampio scalone, scavato nella roccia e cesellato. Bisogna prestare un minimo di attenzione perchè la pendenza è significativa.
I terrazzi rappresentano ottimi punti di osservazione sugli abitati e la natura della valle.
La struttura è integrata da un moderno ascensore.
Biglietto di ingresso: 8 euro. Si può partecipare a visite guidate in momenti prestabiliti della giornata.
Per ulteriori informazioni consultare il sito web di indirizzo http://www.sacradisanmichele.com/it/
Bandiera arancione del Touring Club. Centro storico di origine medievale, i ruderi di un vecchio castello a 400 metri di altezza, due piccoli laghi, tappa obbligata per i viandanti che percorrono la Via Francigena.
Varcando una delle porte di accesso al borgo, l'atmosfera che si respira in Piazza Conte Rosso è sospesa nel tempo.
Il castello risale al X secolo. Purtroppo non è sopravvissuto agli attacchi e ai saccheggi a cui è stato sottoposto. Si trattava infatti del primo baluardo difensivo sulla via di Torino per chi arrivava dalla Francia.
Nel MedioEvo sono i Savoia a rendere importante la città con la loro presenza. Il Conte Rosso è Amedeo VII di Savoia.
Dalla morte di Filippo II di Savoia, condannato a morte per annegamento nel Lago Grande la storia si sposa con la leggenda. Una di queste ha a che fare con il fantasma savoiardo che affiorerebbe periodicamente dalle acque del bacino.
Una curiosità: l'insegna, dipinta a muro, "zoccoleria". Inizialmente mi lascia interdetto, ma poi vedo la gemella "calzoleria", e penso alle tradizioni dell'Italia operosa che resistono alla modernità.
Per ulteriori dettagli informativi consultare il sito web all'indirizzo http://www.bandierearancioni.it/borgo/avigliana